Solastalgia: origine, impatti e risposte in contesto urbano
- Matteo Manzi

- 13 nov 2025
- Tempo di lettura: 4 min

Il termine solastalgia nasce nei primi anni 2000 per opera del filosofo australiano Glenn Albrecht, che unì la parola latina solacium (conforto, consolazione) al suffisso greco -algia (dolore). Letteralmente, dunque, solastalgia significa “dolore per la perdita del conforto”. Albrecht lo introdusse per descrivere la sofferenza di chi, pur restando nella proprio ambiente (casa, quartiere ecc), assiste impotente alla trasformazione del luogo in cui vive, che diventa irriconoscibile e privo della capacità di offrire consolazione. È quindi un dolore «senza partenza», in contrasto con la nostalgia, che nasce invece dal desiderio di tornare nel luogo familiare.
Questo fenomeno è stato osservato in molte culture e regioni: dalle comunità indigene australiane colpite dall’estrazione mineraria, alle popolazioni rurali di zone desertificate, fino agli abitanti di quartieri urbani soggetti a degrado o gentrificazione (processo di trasformazione urbana che porta alla riqualificazione di quartieri a basso reddito, spesso a discapito dei quartieri storici) Alla base vi è la perdita di sense of place, ossia il legame affettivo e identitario con un ambiente familiare. Quando questo senso di appartenenza si spezza, l’individuo non riconosce più il proprio spazio come fonte di sicurezza e radicamento, e ne deriva un profondo disagio emotivo e psicologico.
Differenze e affinità con concetti affini
Il termine solastalgia è spesso confuso o sovrapposto ad altri concetti che descrivono reazioni emotive al cambiamento ambientale. Ecco i principali:
Eco‑ansia: preoccupazione e paura per le conseguenze future del cambiamento climatico; è un’ansia anticipatoria, centrata su ciò che potrebbe accadere.
Lutto ecologico: probabilmente il più simile, dolore per la perdita effettiva o imminente di paesaggi, ecosistemi o specie; comporta un processo di elaborazione simile al lutto personale. A differenza della solastalgia riguarda sopratutto elementi "persi" ben specifici.
Stress ambientale: concetto "ombrello" più ampio, di risposta fisiologica e psicologica prolungata a condizioni ambientali avverse.

Perché è importante
Ogni volta che un luogo significativo diventa ostile, impoverito o irriconoscibile, chi vi abita può provare un senso di perdita e di disorientamento. È proprio questa impossibilità di «trovare consolazione nel proprio ambiente» che definisce la solastalgia. La sua importanza sta nel fatto che descrive una forma di sofferenza sempre più diffusa nelle società moderne, dove il cambiamento ambientale (naturale o urbano) è rapido e spesso percepito come incontrollabile.
Finché una persona mantiene un forte legame identitario con il proprio territorio, assistere (o percepire) alla sua rovina può generare un dolore reale, radicato nella sensazione di impotenza. Viceversa, quando si riesce a ricostruire un senso di casa altrove, il disagio tende ad attenuarsi. Le popolazioni più vulnerabili sono quelle con un profondo attaccamento al luogo: comunità indigene, contadini, residenti di quartieri storici, ma anche cittadini che vivono trasformazioni urbane rapide come la perdita di spazi verdi o l’aumento di criminalità e vandalismo.
Le ricerche mostrano che la solastalgia è più intensa in presenza di distruzione ambientale prolungata e chiaramente causata dall’uomo. In questi contesti si osservano livelli elevati di stress, rabbia, frustrazione e sintomi somatici (insonnia, cefalee, alterazioni del ritmo cardiaco). Il sentimento di impotenza gioca un ruolo centrale: percepire di non avere voce nelle decisioni che riguardano il proprio ambiente amplifica la sofferenza e favorisce l’insorgere di ansia e distress. Comprendere la solastalgia significa quindi riconoscere che la salute mentale non dipende solo da fattori individuali, ma anche dal contesto ecologico e sociale in cui viviamo.

Limiti
Nonostante la crescente attenzione scientifica, la solastalgia è ancora un concetto in via di definizione. Sono state sviluppate alcune scale di misurazione (tra le più note la Environmental Distress Scale di Higginbotham et al., 2007 e la Solastalgia Scale di Galway et al., 2019) ma la loro validità psicometrica è tuttora oggetto di dibattito. La maggior parte delle ricerche è di tipo trasversale, cioè misura la relazione tra degrado ambientale e benessere psicologico in un unico momento temporale, senza poter stabilire nessi causali.
Esiste inoltre una notevole sovrapposizione con concetti come ansia, depressione o lutto ecologico, rendendo difficile distinguere gli effetti specifici della solastalgia. Alcuni autori suggeriscono che possa essere interpretata come una combinazione di tristezza e ansia radicata nel rapporto con il luogo. Altri sottolineano le lacune geografiche della ricerca: gran parte degli studi proviene da paesi ad alto reddito, mentre i contesti in via di sviluppo o le comunità indigene rimangono poco esplorati. Ciò solleva dubbi sulla trasferibilità dei risultati e sull’universalità del concetto. Infine, la proliferazione di termini simili nel dibattito accademico contribuisce a rendere il campo frammentato e disomogeneo.
Strategie per prevenire o mitigare
Contrastare la solastalgia significa agire su due fronti: quello ambientale e quello sociale. Le strategie più efficaci uniscono la rigenerazione del luogo alla ricostruzione di un senso di appartenenza. Tra le azioni più significative:
rafforzare la coesione sociale e il senso di comunità attraverso progetti condivisi e iniziative di quartiere;
creare spazi o momenti di elaborazione collettiva del lutto ambientale (incontri, mostre, cerimonie simboliche);
restaurare gli ecosistemi locali coinvolgendo direttamente i cittadini;
promuovere interventi di adattamento e resilienza che preparino la popolazione ai cambiamenti climatici e urbanistici (spesso inevitabili);
includere realmente i residenti nei processi decisionali attraverso percorsi di co‑design e urban labs;
avviare programmi di psicoeducazione (sia per i professionisti che per i cittadini comuni) sul rapporto tra benessere mentale e ambiente;
mantenere viva la cultura locale, la memoria storica e le tradizioni legate al territorio.
Questi interventi restituiscono alle persone un senso di controllo e di continuità identitaria, elementi chiave per ridurre il disagio e promuovere benessere collettivo.

Suggerimenti e speranze
La solastalgia può essere considerata un vero e proprio indicatore sentinella del benessere ambientale e sociale. Includere questo concetto nelle Valutazioni di Impatto Ambientale (VIA) aiuterebbe a cogliere precocemente segnali di disagio psicologico nelle comunità coinvolte da trasformazioni territoriali. A fianco dei tradizionali indicatori fisici, sarebbe utile e importante introdurre valutazioni di impatto sociale e mentale, che misurino la qualità di vita, l’attaccamento al luogo e il benessere emotivo dei residenti.
Affrontare la solastalgia richiede un approccio olistico: da un lato ridurre il degrado ambientale con politiche climatiche e di conservazione più ambiziose; dall’altro, rafforzare la resilienza delle comunità, sostenendo la capacità di adattarsi e ricostruire nuovi legami con il territorio. Solo riconoscendo il valore affettivo dei luoghi e la loro influenza sulla salute mentale sarà possibile progettare città e paesaggi che si preoccupano della salute dei proprio cittadini.
