top of page

La Foresta Fortezza: Riflessioni sul "25 Verde" tra utopia biologica e realtà economica

  • Immagine del redattore: Matteo Manzi
    Matteo Manzi
  • 15 gen
  • Tempo di lettura: 5 min

veduta frontale del 25 verde a Torino

Nel panorama dell'architettura europea, il condominio "25 Verde" di Torino mi ha sempre esteticamente affascinato e rappresenta tutt’oggi un'anomalia morfologica e credo possa essere un caso studio cruciale per comprendere i limiti e le potenzialità della rinaturalizzazione/riqualificazione urbana. Situato per l’appunto in via Chiabrera 25, nel quartiere San Salvario, l'edificio progettato da Luciano Pia non si limita a incorporare il verde come elemento decorativo, ma lo eleva a infrastruttura biologica portante, come vedremo, con pro e contro.


A quasi quattordici anni dal suo completamento nel 2012 volevo fare una riflessione sui traguardi che possono essere considerati raggiunti e su obiettivi a lungo termine. Dal punto di vista botanico il successo è innegabile, mentre l'analisi economica e sociale rivela un quadro più complesso: siamo di fronte a un modello replicabile di sostenibilità urbana o a una "fortezza ecologica" accessibile solo a pochi?


Biofilia Reale: Perché qui il verde non muore


La principale differenza tra il 25 Verde e molte operazioni di greenwashing contemporaneo risiede nella sostanza del sistema vegetale. Qui non siamo di fronte a una "biofilia di facciata" che mima esclusivamente la natura con forme organiche e/o disegni, ma a una "biofilia funzionale" dove le piante forniscono servizi ecosistemici misurabili, come la regolazione termica, l’insonorizzazione e la cattura delle polveri sottili.


Il segreto della sopravvivenza dei 200 alberi radicati in facciata non è un evento fortuito, ma il risultato di una pianificazione agronomica rigida e di quella che potremmo definire la "dittatura del decoro". Il progetto botanico, curato dallo studio LineeVerdi, ha previsto grandi vasche e substrati stratificati per garantire nutrimento a lungo termine. Ma il fattore decisivo è gestionale: il verde privato dei terrazzi è vincolato dal regolamento condominiale. È fatto divieto ai residenti di potare, abbattere o sostituire le piante arbitrariamente.


La manutenzione è centralizzata e affidata esclusivamente a ditte specializzate. Questo approccio “rigido” ha eliminato l'incognita dell'incuria individuale, garantendo un tasso di mortalità vegetale prossimo allo zero. L'edificio, al 2026, appare come un ibrido tecno-naturale dove l'acciaio Corten, ossidato fino a raggiungere una bellissima cromia bruna, si confonde visivamente con la corteccia degli alberi maturi.


vista del cortile interno del 25 verde a Torino

L'Analisi Economica: Sfatare il mito dei costi


Uno dei punti più dibattuti riguarda l'accessibilità economica di questa tipologia abitativa. Le spese condominiali, stimate tra i 3.700 e i 4.000 euro annui per un appartamento di medie/grandi dimensioni, appaiono a prima vista proibitive. Tuttavia, scomponendo la cifra (circa 300-330 euro mensili), emerge una realtà diversa.


A differenza di un condominio standard, questa quota comprende voci di spesa che altrove graverebbero direttamente sul bilancio familiare:


  • Climatizzazione totale: Il riscaldamento e il raffrescamento sono centralizzati e alimentati da pompe di calore geotermiche che sfruttano l'acqua di falda. Non vi sono bollette del gas né picchi di consumo elettrico estivo per condizionatori privati.

  • Manutenzione del verde: La quota include il servizio di giardinaggio in quota (tree-climbing), l'irrigazione e la cura delle patologie vegetali. Di fatto, il residente paga un abbonamento per avere un parco privato in terrazzo senza doverlo curare.

  • Servizi Accessori: È inclusa la portineria e la gestione delle acque meteoriche.


Se paragonato a un appartamento in un palazzo signorile "tradizionale", sommando le spese di riscaldamento autonomo, elettricità per il clima estivo e manutenzione privata, il differenziale di costo si riduce drasticamente. L'elitarismo del 25 Verde, dunque, non risiede tanto nei costi di gestione (che sono efficientati dalla tecnologia), quanto nella barriera all'ingresso strutturale. Il costo di costruzione (dovuto all'uso massiccio di acciaio, legno di larice massello e rinforzi strutturali in cemento per sostenere il peso della terra) ha posizionato gli immobili in una fascia di prezzo (4.000-5.500 €/mq) inaccessibile al ceto medio, rendendo il complesso un'enclave esclusiva.


vista interna di uno dei terrazzamenti del 25 verde a Torino

Il lato oscuro della foresta: Vivere nella penombra


Cosa significa, però, vivere dentro la foresta? Al di là dei dati tecnici, le testimonianze raccoltre (tramite forum, recensioni e racconti dei residenti) restituiscono un quadro fatto di luci e ombre (letteralmente). L'aspetto più celebrato è quello che alcuni chiamano "effetto vacanza": rientrare a casa, attraversare la corte interna dove i rumori della città sono attutiti dal fogliame e trovarsi immersi nel verde, genera un benessere psicologico immediato. I residenti descrivono un senso di appartenenza forte, una comunità coesa che vive gli spazi comuni come una "piazza" sicura dove i bambini possono giocare.


La crescita vigorosa degli alberi però, unita alle strutture in Corten che avvolgono i terrazzi come un guscio, ha creato problemi di luminosità non trascurabili, specialmente ai piani bassi (piano terra e primo piano) e negli appartamenti esposti verso l'interno. Alcuni feedback che emergono dal web segnalano come, anche in pieno giorno, si sia talvolta costretti ad accendere la luce artificiale. In inverno, sulla carta, la situazione dovrebbe essere mitigata dal fatto che le piante sono caducifoglie (perdono le foglie lasciando passare il sole), ma la densità dei rami e delle travature metalliche crea comunque un filtro permanente. L'edificio si configura quindi come un rifugio introverso, una tana protettiva che "coccola" l'abitante ma, in certi casi, rischia di soffocarlo visivamente, esponendo gli abitanti al Seasonal Affective Disorder (SAD), una forma di disturbo dell’umore legata soprattutto alla ridotta esposizione alla luce naturale.


vista dall'alto parziale del cortile interno del 25 verde a Torino

Oltre il 25 Verde: Verso una biofilia democratica


Il 25 Verde ha avuto il merito di dimostrare che la coesistenza tra alta densità abitativa e natura è tecnicamente possibile, ma il suo modello "muscolare" (strutture pesanti, costi elevati, gestione rigida) difficilmente può rispondere alla necessità di edilizia residenziale su larga scala. Credo fortemente in una democratizzazione della biofilia urbana, e le nuove frontiere progettuali (esemplificate da casi come il SAWA Building di Rotterdam) ci stanno mostrando come superare il concetto di "foresta verticale" a favore di soluzioni più leggere, praticabili e condivise.


Le alternative contemporanee lavorano su tre correttivi principali:


  1. Morfologia a Gradoni (Ziggurat): Invece di sovrapporre i balconi verticalmente (causa dell'ombra al 25 Verde), si arretra la facciata salendo di piano. Questo garantisce luce diretta a tutti i livelli e riduce il senso di chiusura.

  2. Verde Leggero e Condiviso: Si abbandona l'idea dell'albero gigante su ogni balcone privato (che richiede tonnellate di terra e supporti adeguati) a favore di fioriere integrate, spazi verdi comunitari (tetti giardino, orti) o sistemi con cavi d'acciaio per piante rampicanti (che richiedono meno terra e una bassa manutenzione). Questo abbatte i costi di costruzione e le spese condominiali, spostando il focus dalla privacy alla community.

  3. Tecnologia del Legno (CLT): Sostituire l'acciaio e il cemento con il legno lamellare riduce l'impronta di carbonio e i costi strutturali, permettendo di offrire alloggi a canoni calmierati (mid-market rent) invece che esclusivamente di lusso.


Una visione per il futuro


In definitiva, il Condominio 25 Verde credo rimanga un capolavoro di ingegneria e visione. Luciano Pia ha dimostrato che è possibile riportare la natura in un vuoto urbano industriale, creando un microclima capace di abbattere le isole di calore, il rumore del traffico e filtrare le polveri sottili con un involucro a tutti gli effetti estremamente suggestivo e visivamente ristorativo. Non è un edificio perfetto: è costoso, talvolta buio, e richiede una gestione quasi militare. Tuttavia, ha avuto il merito storico di alzare l'asticella. Oggi sappiamo che si può fare. La sfida dei prossimi decenni sarà prendere questa lezione e renderla accessibile, trasformando la "fortezza verde" in un modello di abitare diffuso, un'infrastruttura aperta, luminosa e accessibile a tutti.



Ottieni gli ultimi strumenti

Un articolo a settimana, stop. Ogni martedì (o giovedì), uno spunto di Psicologia Ambientale per i tuoi spazi

bottom of page